Milan-Bari ad agosto: dove tutto cominciò, dove tutto può ricominciare
La nuova stagione ufficiale del Milan prenderà il via in Coppa Italia, ad agosto, nei trentaduesimi di finale. Un turno apparentemente di routine, un’estate come tante… ma l’avversario è il Bari, e per chi porta nel cuore la storia del Diavolo, questo incrocio riaccende una scintilla profonda.
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Era domenica 23 agosto 1987, stessa competizione, stesso mese, stesso avversario.
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Eppure, quella non fu solo una partita. Fu il battesimo di un sogno. Debuttavano Arrigo Sacchi, Marco Van Basten e Ruud Gullit. Quella sera, a San Siro, finì 5-0 per il Milan (reti di Donadoni, Virdis, Van Basten, Gullit e Massaro). Un risultato netto, ma fu soprattutto un segnale. Il Milan stava cambiando pelle. Stava diventando leggenda.
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Oggi, dopo trentotto anni, il calendario riporta il Milan e il Bari di nuovo uno di fronte all’altro. E ancora una volta, proprio come allora, il Napoli arriva alla nuova stagione da campione d’Italia. Allora era il Napoli di Diego Armando Maradona, oggi quello di capitan Giovanni Di Lorenzo. Strani cerchi che si chiudono. O che forse si riaprono, come porte sul futuro.
Milan-Bari, come nell’agosto 1987: quando il destino veste rossonero
Ci sono date che non si limitano a segnare il tempo: lo accendono. L’agosto 1987 è uno di quei momenti incisi a fuoco nella memoria collettiva rossonera. Si gioca una semplice partita di Coppa Italia contro il Bari, sotto la luna d’agosto, con il pubblico ancora in ciabatte e la stagione che deve ancora cominciare. Ma quella sera, succede qualcosa.
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In panchina c’è un allenatore che viene dal Parma, visionario e coraggioso: Arrigo Sacchi. In campo due stranieri che sembrano disegnati, venuti dall’Olanda con la luce negli occhi: Marco Van Basten, che danzava tra le linee con la grazia di un poeta, e Ruud Gullit, che univa forza e arte, anima e muscoli.
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Il Milan vince 5-0, sì. Ma soprattutto riscrive sé stesso. Nasce un’idea, un’identità, un modo nuovo di intendere il calcio. Non solo pressing e schemi: era bellezza, ritmo, anima. Era un Milan che avrebbe cambiato l’Europa. E tutto iniziò in una calda sera agostana contro il Bari di mister Enrico Catuzzi.
E ora? Una nuova pagina da scrivere
Oggi, mentre ci prepariamo a rivivere quella sfida, il tempo sembra fare un passo indietro per farne uno in avanti. Il Milan non è più quello di Sacchi, Van Basten e Gullit, ma ha ancora il peso e il privilegio della propria Storia sulle spalle. E questa gara, apparentemente anonima, diventa allora un segno, un presagio.Forse non sarà l'inizio di una nuova epopea. O forse sì. Perché il calcio è fatto anche di simboli, di coincidenze che profumano di magia. Di partite che sembrano semplici e invece nascondono la scintilla di qualcosa di grande.
Come allora. Come sempre. Come solo il Milan sa fare. E i milanisti più romantici lo sanno bene.
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