L'addio di Rejinders è duro. Tuttavia Serie A ha condizioni di sistema inferiori rispetto ad altri club che non la rendono competitiva
Quanto detto da Reijnders subito dopo il suo arrivo al Manchester City (“Voglio raggiungere molti obiettivi nella mia carriera e qui posso farlo velocemente") può apparire doloroso sportivamente parlando. Invece si tratta di una realtà con la quale è necessario confrontarsi. Prima se ne prende atto meglio è, perché la dimensione del problema è racchiusa nei numeri. Ed i numeri evidenziano condizioni di sistema troppo distanti.
Quando si dice che, dinanzi a certe offerte, i club di Serie A non possono competere si afferma una verità. O forse sarebbe più corretto dire una tautologia. Non è possibile infatti competere sul piano delle offerte d’ingaggio ai giocatori, con club che fatturano il doppio – o poco meno – rispetto a quanto, in Italia, fatturano invece le Big. Ci sono condizioni di sistema inferiori che sono oggettive.
I numeri dei fatturati e dei ricavi
La Deloitte Football Money League è la più seria ed attendibile classifica delle società calcistiche. Essa viene ordinata in base ai ricavi operativi (al netto di eventuali plusvalenze) dei club.La classifica dei club per ricavi nel 2024 vede al primo posto il Real Madrid con oltre 1 miliardo di euro (1.073).
A seguire ci sono Manchester City (854), Paris Saint-Germain (808), Manchester United (771), Bayern Monaco (765), Barcellona (764), Arsenal (715), Liverpool (714), Tottenham (615), Chelsea (519).
La prima squadra italiana è il Milan (406), seguita dall’Inter (403), a ruota la Juventus (360).
Inutile sottolineare che tutti i club che sono davanti alle squadre italiane, sono tutti club possessori di uno stadio di proprietà. Tale aspetto impatta in maniera importante sulla crescita del fatturato. Senza l’aumento dei ricavi operativi è difficile pensare di poter competere nel lungo periodo con certi club. Si tratta di squadre che non hanno proprietari mecenati alle spalle ma che hanno condizioni di sistema nettamente migliori.
Condizioni di sistema inferiori
Oltre allo stadio di proprietà infatti, i club che precedono le italiane nella classifica della Deloitte Football Money League, hanno anche una torta molto più ampia di diritti televisivi da spartirsi. I diritti della Premier League valgono 4 volte i diritti della Serie A.Inoltre in Italia la tutela del marchio è meno garantita rispetto ad altri paesi e questo impatta negativamente sui ricavi da merchandising.
Infine bisogna sottolineare come le norme attuali del FPF non consentano ai proprietari del club di fare passivi che superino quota 60 milioni di euro nel triennio (medio di 20 milioni a stagione).
In questo sistema ormai cristallizzato, l’unica soluzione credibile per essere competitivi in Italia e giocarsi qualche jolly ogni tanto in Europa è quella di fare un player trading intelligente. Altre strade praticabili non ve ne sono. A meno che qualcuno non creda in Babbo Natale.
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