I rossoneri ci ricascano: 6 gol subiti contro Cremonese, Pisa e Parma: uno solo contro Napoli, Juventus e Roma

dal profilo Facebook di Roberto Beccantini -

Un derby in grisaglia, noiosetto, con lo 0-0, stesso risultato di Lecce-Verona e Como-Cagliari, a fotografare la sterilità del dominio juventino, la paratona di Di Gregorio su Adams, la striscia di Paleari su Thuram, Conceiçao, David, McKennie. A certi livelli, per l’ultimo step, bisogna limare le rifiniture, gli ultimi passaggi, quei dribbling che, come macheti, spaccano le foreste (e la selva di Coco, Maripan e Ismajli lo era, per qualità e quantità). Siamo alle solite: la Juventus non è più la carovana di fantasia che era, recupera palla in fretta (o più in fretta), arriva al limite delle Fortezze Bastiani con lodevole nitore, ma poi, uhm, ecco… E gli allenatori non sono mica Einstein. Se un piede senza idee può ribellarsi, un’idea senza piede, al massimo, si consegna alle autorità.

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Il Toro, con Colucci al posto di Baroni, squalificato, ha fatto la sua partita: catenaccio per metà gara, un ventello da «ma sì, proviamoci», suggellato dagli alleggerimenti di Asllani e da un paio di transizioni infìde, e poi di nuovo indietro: una spugna, un muro. Positivi gli ingressi di Adams e dell’albanese, così come l’innesto di Zhegrova, le bollicine sostitutive delle spuma del Portoghesino. Vlahovic ha trovato pane per i suoi brontolii, David è David e Openda, Openda. Su Yildiz, cosa aggiungere? Sulla fascia, mi sembra uno spreco. E’ cresciuto, ma la gabbia granata gli ha ridotto drasticamente spazi e feritoie, ovunque.

** Parma-Milan 2-2 (Saelemaekers, Leao su rigore, Bernabé, Delprato)

1-2 con la Cremonese, 2-2 con il Pisa, 2-2 con il Parma: già tre indizi, caro Allegri. Troppi. Per mezz’ora, Diavolo in paradiso: e occhio a Saelemaekers, un «non protagonista» che spesso lo diventa. Al penalty di Leao, la squadra si fida di Dan ("Mamma, butta la pasta") e si rilassa.

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La chicca balistica di Bernabé, agli sgoccioli del primo tempo, è come un faldone che qualcuno ha pescato nel cassetto e buttato sul tavolo. Baby Cuesta ordina l’avanti popolo, Modric latita, il centrocampo si sfalda, fioccano occasioni e parate (di Maignan), palo di Pellegrino, aggancio di Delprato, dimenticato dalla difesa, Pulisic entra e spreca. Orgoglio e disservizi. Da 0-2 a 2-2: una lezione.

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