Elio Corno, Elio e le storie tese. Per finta o no, si piaceva così, e così lo ricorderemo.

analisi Facebook di Roberto Beccantini -

Se n’è andato anche Elio Corno, che all’epoca della «Gazza» chiamavamo Cornelio. Lo conobbi proprio lì, vicino alla mitica cabina telefonica dalla quale, sul far della sera, usciva, un po’ vamp e un po’ Trump, David Messina con le ultime di mercato (inarrivabile: «tranquilli, Pruzzo all’Atalanta»; a ruota: «Clamoroso giro di portieri»). Elio, che sarebbe poi diventato una colonna del «Giornale», era nel mio scomparto, con Sergio Di Cesare, l’erre arrotata e la gag sempre in canna.

Elio Corno

Ci siamo divertiti tanto, in quelle stagioni di via Solferino

Quando il piombo friggeva nelle tipografie e non solo per le strade. Elio era uno che la notizia sapeva scovarla, cronista d’antan, ai tempi in cui il marciapiede rappresentava una sorta di aula magna. Aveva cominciato al «Corriere d’informazione» e a «Telealto Milanese», proto-esempio di joint venture tra giornale e video. Con Claudio Colombo leggeva le news del Telegiornale.

Elio Corno

Aveva 78 anni. Interista senza se e senza ma, scrisse «Il vangelo del vero anti-milanista». La tv è stata la sua passione fin da «L’ora di Mazzola», con il pubblico in studio e Maurizio Mosca battitore libero. Fu una maschera, una faccia, una cerbottana puntata sul calcio ruspante dei Bar sport e dei processi sommari, dove i giudici si mescolavano ai giudicati e i giudicati erano, spesso, i giudici. Con il Tiziano Crudeli milanista, ineluttabile e implacabile alter ego.

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