Nel mondo del calcio è diffusa una convinzione per cui i club seri sono quelli che fanno programmazione. Mai credenza fu più fallace...
La programmazione nel calcio è una parola fortemente abusata. Tutti la citano e ne parlano perché, secondo i benpensanti, “le società brave sono quelle che programmano gli acquisti”. Si tratta di una convinzione diffusa, assolutamente in buonafede, ma che non risponde al vero ed ha pochi riscontri reali.
L'impossibilità di fare programmazione in Italia
Innanzitutto, salvo casi particolari che si verificano raramente, quasi nessuno è in grado di programmare gli acquisti in Italia. La concorrenza per i primi 4 posti è infatti altissima e nessuno ha la certezza di poter finire fra le prime 4 alla fine di ogni stagione sportiva. Orbene, qualificarsi o meno alla Champions League è fondamentale per poter decidere e poi calibrare gli investimenti. Tale evento va ad incidere in maniera sostanziale su ben due voci del bilancio del club, ossia i ricavi da diritti televisivi ed i ricavi da gare interne. La qualificazione alla CL può impattare sul bilancio - soltanto per la partecipazione alla competizione - per una cifra compresa fra i 50 e i 60 milioni di euro. In assenza di certezze sulla qualificazione alla CL, la programmazione diventa più un mito che una possibilità concreta.
Alcuni esempi della storia del Milan
C’è poi un ulteriore aspetto da considerare. Per programmare, in un mondo ideale, tutti i giocatori più forti devono essere sul mercato in un dato momento. Se il Milan avesse programmato l’acquisto di Fabio Cannavaro nell’estate del 2002, Alessandro Nesta non sarebbe mai arrivato in maglia rossonera. Qualche anno dopo, più precisamente nell’estate del 2010, se il Milan si fosse accontentato di programmare l’acquisto di Luis Fabiano, Zlatan Ibrahimovic sarebbe probabilmente rimasto a Barcellona.
La fretta di fare il mercato entro certe date non è mai una buona consigliera. Lo dice spesso anche il rimpianto – ma non da tutti – Adriano Galliani. Il mercato, quello vero, si fa negli ultimi giorni. Per chi è impaziente rimane il mito della programmazione nel quale rifugiarsi. E' un po’ come l’araba fenice. Tutti dicono di averla vista, ma nessuno sa dove sia davvero.
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