La settimana delle mani: tre episodi, una domanda
Sembra la settimana delle mani. Non per la lotta Scudetto o Champions League, ma per una serie di episodi che hanno coinvolto Milan, Inter, Juventus e Como. Non è una questione di classifica: è una questione di gesti, contatti e conseguenze.
AC Milan v Como 1907 - Serie A
Proviamo a ricostruire la settimana e cosa è successo realmente, indipentemente dai commenti a corollario.
Le mani di Kalulu e Rabiot: guida su dove metterle e dove no
In Inter-Juventus il contatto tra Kalulu e Bastoni ha generato una decisione pesante: espulso il difensore bianconero, non il giocatore nerazzurro. Nel post partita, Cristian Chivu ha sottolineato come un calciatore già ammonito dovrebbe evitare di "mettere le mani addosso" all'avversario. Un principio condivisibile, almeno in astratto e non nel caso specifico.
Qualche giorno dopo il gesto di Bastoni, il difensore nerazzurro ha scelto di scusarsi pubblicamente per l'episodio. Ma il punto resta: un contatto minimo ha prodotto conseguenze massime.
Nel medesimo fine settimana, in Pisa-Milan, Adrien Rabiot è stato ammonito per un leggero tocco e poi espulso per doppia ammonizione dopo aver chiesto spiegazioni all’arbitro. Anche in questo caso, mani e proteste hanno avuto un peso decisivo.
Poi il recupero Milan-Como. Nel finale, l'allenatore del Como Cesc Fabregas ha trattenuto un calciatore in campo senza ricevere conseguenze immediate. La sanzione è invece arrivata per Massimiliano Allegri, intervenuto per difendere il proprio giocatore. Nel post gara sono arrivate le scuse di Fabregas, ma senza ricadute disciplinari significative.
Tre episodi diversi, un denominatore comune: l'utilizzo delle mani e la gestione delle conseguenze.
Cosa abbiamo imparato da questa vicenda?
Che nel calcio moderno un gesto minimo può determinare sanzioni massime. Che il confine tra contatto, furbizia e irregolarità è sottilissimo. E che spesso la narrazione post partita pesa quasi quanto l'episodio in sé.
Le mani, forse, andrebbero tenute al loro posto. Ma ancora di più andrebbe trovato un equilibrio nel modo in cui vengono giudicate.
Riassumendo questi tre episodi, viene spontaneo lasciarsi con un auspicio: coerenza.
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