Allegri e Conte hanno modulato carriere tra difesa a 3 e 4, adattandosi sempre ai giocatori: conta vincere, non lo schema.

I moduli, come ama ricordare Massimiliano Allegri, vanno lasciati ai professori del calcio: il miglior tecnico è chi riesce a schierare undici calciatori nella loro posizione naturale, permettendo a ciascuno di rendere al meglio. Allegri e Conte sotto questo punto di vista condividono la stessa mentalità, come dimostrato nell'arco di tutta la loro lunga e vincente carriera.

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Allegri e Conte: moduli e tattica in evoluzione continua

AC Milan v Bologna FC 1909 - Serie A
MILAN, ITALY - SEPTEMBER 14: Head coach of AC Milan Massimiliano Allegri reacts during the Serie A match between AC Milan and Bologna FC 1909 at Giuseppe Meazza Stadium on September 14, 2025 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

Fin dall’inizio della sua carriera Max Allegri ha dimostrato di non essere mai legato ad un singolo modulo. A Cagliari utilizzava la difesa a 3, mentre al suo arrivo al Milan nella stagione 2010/2011 optò per una più classica linea a 4. Passato alla Juventus, tornò alla retroguardia a 3 grazie ai totem Chiellini, Bonucci e Barzagli, modulo che rimase un marchio distintivo fino al 2019. Nella sua seconda avventura bianconera (2021-2024), senza più quei leader difensivi, passò gradualmente al 4-3-3, senza però abbandonare del tutto il 3-5-2. In quegli anni ha alternato anche il 4-4-2, con variazioni legate soprattutto alla presenza di Federico Chiesa. Tornato al Milan, Allegri aveva inizialmente immaginato un 4-3-3, ma la conformazione della rosa lo ha spinto verso il 3-5-2, esaltando Tomori e Pavlovic come braccetti e Gabbia come guida della retroguardia.

AC Milan v Tottenham Hotspur: Round of 16 Leg One - UEFA Champions League
MILAN, ITALY - FEBRUARY 14: Antonio Conte, Manager of Tottenham Hotspur, reacts during the UEFA Champions League round of 16 leg one match between AC Milan and Tottenham Hotspur at Giuseppe Meazza Stadium on February 14, 2023 in Milan, Italy. (Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

Il percorso di Antonio Conte segue un’evoluzione parallela, ma differente. Partito dal 4-2-4 a Bari, a Siena alternò il 4-4-2 e il 3-5-2, modulo che divenne il suo simbolo alla Juventus. Al Chelsea passò da un iniziale 4-3-3 al 3-4-3, sistema con cui vinse la Premier League. All’Inter restò fedele al 3-5-2, mentre al Tottenham adottò soprattutto il 3-4-3 o il 3-4-2-1. Giunto al Napoli, dopo un primo esperimento con il 3-4-3, è virato al 4-3-3, fino ad approdare quest’anno a un ibrido 4-1-4-1, studiato per valorizzare al meglio Kevin De Bruyne.

In fondo, Allegri e Conte hanno dimostrato di essere due tecnici camaleontici: per entrambi conta più la vittoria che l’ortodossia tattica. Non esistono moduli eterni, esistono solo allenatori capaci di vincere. Perché i moduli passano, ma la mentalità vincente resta.

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