Qui l’errore più grande è stato quello, da parte del club, di non aver sostituito la figura di rappresentanza oltre ad aver sottovalutato il rischio di non schierare in prima linea un’area tecnica più collaudata e affidabile.

di Franco Ordine -

Ad ascoltare uno dei passaggi chiave dell’ultima conferenza-stampa pre-Champions di Sergio Conceiçao, c’era il rischio di alzarsi in piedi e applaudire.

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Probabilmente i cronisti presenti a Milanello non lo hanno fatto per...

Per non replicare la scena, un po’ penosa, avvenuta qualche tempo fa in altro ambito, a palazzo Chigi durante un intervento del premier Mario Draghi, oppure perché non ne hanno colto il forte messaggio polemico capace di svelare una realtà sulla quale pochi hanno firmato riflessioni in questi giorni tristi e difficili per il Milan.

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Ha detto il tecnico portoghese: “Vedo troppe divisioni in un club storico come il Milan. Chi ci perde non sono io, non sono i calciatori, è il Milan”. E qui non c’è solo lo scontato riferimento alla contestazione della curva sud nei confronti della proprietà Cardinale: ci sta dinanzi a certi risultati anche se dagli effetti nulli (non si può spostare un club del valore di 1,2 miliardi, per volere di una parte della tifoseria; Ndr). Quello che di diverso c’è in questa fase è il clima da “fratelli coltelli” tra esponenti -molti solo a parole- dello stesso tifo così da rendere ancora più complicato il momento no di una squadra formata da gente che non ha il callo all’orecchio. Storicamente tale frattura “familiare” si è accentuata con l’uscita di Paolo Maldini.

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