Gattuso, Ct a 800mila euro: tra umiltà, coerenza e amore per l'Italia
Rino Gattuso, Ct dell'Italia a 800mila euro: umiltà prima del prestigio
Nel panorama spesso rumoroso e autoreferenziale del calcio moderno, c’è chi riesce ancora a parlare con i fatti, a farsi notare per ciò che non dice, per ciò che non pretende. Il Milanista Per Sempre Rino Gattuso è uno di questi. La sua nomina a Commissario Tecnico della Nazionale Italiana ha suscitato reazioni contrastanti, ma i dettagli del suo contratto raccontano una verità che va ben oltre i numeri. E, forse, ben oltre anche il campo.
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Secondo quanto riportato da La Repubblica e ripreso da Calcio e Finanza, Gattuso percepirà uno stipendio di 800mila euro l’anno. Una cifra modesta se confrontata con i 3 milioni annui di Roberto Mancini e i 2,8 milioni di Luciano Spalletti. Ma ciò che colpisce è il bonus legato solo alla qualificazione: un milione di euro, solo in caso di successo. Nessuna clausola dorata, nessuna richiesta onerosa. Solo la volontà di mettersi in gioco con serietà, concretezza e, soprattutto, coerenza.
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Un gesto che vale più di mille trofei
Certo, Gattuso non ha il palmarès dei suoi predecessori. Non ha sollevato trofei internazionali da allenatore, non ha allenato top club a lungo termine. Ma chi si ferma al curriculum dimentica un elemento fondamentale: il senso di appartenenza. Gattuso ha sempre rappresentato l’Azzurro con grinta, dedizione e totale coinvolgimento emotivo. Lo ha fatto da calciatore, quando macinava chilometri in mezzo al campo. E ora lo fa da commissario tecnico, accettando un incarico difficile, in un momento complicato, senza approfittare della situazione.
Poteva tirare sul prezzo. Poteva chiedere di più, consapevole delle difficoltà della FIGC nel trovare un nome credibile in tempi stretti. Invece ha scelto la strada della disponibilità, senza arroganza, senza calcoli, senza secondi fini. Un approccio che nel calcio di oggi - oltremodo mercificato e strategico - suona quasi rivoluzionario.
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La forza della coerenza
Chi conosce Gattuso, sa che non è mai stato un uomo da compromessi. È un allenatore ruvido, diretto, forse talvolta non perfetto nella gestione diplomatica dei club, ma sempre onesto, sempre leale. Non ha mai cercato scorciatoie, né sul campo né fuori. Non ha mai venduto la sua immagine per convenienza. Oggi, portando la stessa mentalità in Nazionale, manda un messaggio chiaro a giocatori, tifosi e dirigenti: prima di tutto vengono l’impegno, il rispetto e l’onore di indossare la maglia dell'Italia.
Una scelta tecnica o simbolica? Forse entrambe
Molti si chiederanno se Gattuso sia la scelta giusta sul piano tecnico. È una domanda legittima, ma forse secondaria rispetto al momento che vive il calcio italiano. Dopo anni di polemiche, contratti stracciati, polemiche federali e identità smarrite, serviva un volto che parlasse il linguaggio della gente. Un allenatore che potesse entrare nello spogliatoio con l’autorevolezza di chi ha vissuto il calcio vero, quello del sacrificio e della fame, e non solo quello delle conferenze stampa impeccabili.
Gattuso rappresenta una figura credibile, un uomo che non ha bisogno di parole altisonanti per farsi ascoltare. E il suo contratto, simbolico nella cifra ma enorme nel valore morale, ne è la conferma più potente.
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Il calcio ha bisogno di esempi
In un momento storico in cui il calcio rischia di diventare sempre più distante dai valori che lo hanno reso popolare, Rino Gattuso è una boccata d’aria fresca. Non per il modulo che userà, non per le convocazioni future. Ma per l’atteggiamento, la sobrietà, la coerenza. Perché ci sono gesti che parlano più di mille partite. E oggi, accettando la guida della Nazionale con un contratto che altri avrebbero rifiutato a priori, Gattuso ha già segnato il suo primo gol sulla strada che porta al Mondiale 2026.
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