Bartesaghi, Jimenez e il futuro che inizia adesso: il Milan Futuro come serbatoio di talento per la prima squadra
Quella del Milan è una storia che vede tanti ragazzi arrivati direttamente dal vivaio rossonero. Una Primavera di grande tradizione dunque: Filippo Galli, Paolo Maldini, Alessandro Costacurta, Demetrio Albertini, Franco Baresi e in tempi più recenti Gianluigi Donnarumma. Giocatori che, in un modo o nell'altro, hanno lasciato una firma all'interno della storia del calcio italiano.
"Ho lavorato in tanti altri paesi. La cosa importante è cambiare mentalità e pensare che siamo qua per crescere i ragazzi. Basta vedere Barcellona e Bayern, le seconde squadre giocano in Serie C e Serie D. La cosa fondamentale è che i giocatori giochino con gli adulti, dove c'è il vero calcio. Tutte le gare sono difficili in queste categorie, ma è importante per la loro crescita".
Questo è un estratto delle dichiarazioni rilasciate da Jovan Kirovski, responsabile generale e direttore sportivo di Milan Futuro in carica dal 1°luglio del 2024. Dopo la Juventus il club rossonero è stato il secondo in Italia a dare vita ad una seconda squadra, con un obiettivo ben preciso: fungere da serbatoio alla squadra principale, Oltre al compito di rifornimento, il Milan Futuro è nato anche come "ponte" tra la Primavera e la prima squadra. Questo è un tema che a lungo è stato dibattuto in Italia, data l'enorme differenza tra le categorie. Punto toccato proprio nella sua prima intervista italiana di Jovan Kirowski.
Un'obiettivo preciso per il Milan Futuro: la valorizzazione del talento
Come sottolineato da Kirovski, negli altri campionati le seconde squadre giocano in Serie C o in Serie D. Scenari che permettono ai ragazzi di crescere non solo dal punto di vista tecnico e tattico, ma anche a livello mentale. Una "palestra di vita" sia sul rettangolo verde del gioco, sia per gestire la pressione. L'altro aspetto importante è il tempo. Quello che nel calcio italiano spesso non si vuole dare per cercare subito il risultato ad effetto, senza bisogno di vincere trofei. Perché l'obiettivo non è la vittoria, ma la crescita. In una parola: valorizzazione. Non è la quantità di trofei a decidere il valore del giovane, ma è la cura del talento a farla da padrone.
Jimenez e Bartesaghi due esempi: il club detta la linea
"L'esempio numero uno è Bartesaghi ma ne abbiamo altri come Jimenez, che ha giocato con noi in Primavera e Milan Futuro". A dimostrazione della bontà del progetto ci sono i sopracitati profili. Bartesaghi è diventato un elemento cardine della prima squadra di Massimiliano Allegri, tanto da scombinare le gerarchie sulla fascia dove inizialmente doveva essere Estupinian il titolare. Si può dire che l'esterno classe 2005 sia il manifesto del Milan Futuro? Assolutamente sì. Grazie a lui il Milan ha attinto alla seconda squadra, senza intervenire direttamente sul mercato. Anche Jimenez può essere considerato un esperimento riuscito: la sua carriera è proseguita al Bournmouth, ma allo stesso tempo il Milan ha valorizzato e rivenduto ad una cifra comunque importante lo spagnolo. Cosa rende però importante il progetto è il lavoro di sinergia.
"Il nostro obiettivo numero uno è portare i nostri ragazzi in prima squadra. Abbiamo anche tanti giocatori in Nazionale e che vogliono e devono crescere tatticamente. Vogliamo crescere giocatori italiani anche se arrivano più spesso profili internazionali. Dobbiamo avere una strategia e lavorare insieme. Col team scouting abbiamo portato profili interessanti (come Cissé e Sardo) ma adesso per noi conta lavorare con il talento a disposizione". Non è più solo questione di lanciare giovani, ma di dettare la linea: il Milan Futuro è la risposta del campo a chi pensa che il talento non possa aspettare.
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