L’ex dirigente e numero 10 rossonero Zvonimir Boban ha parlato a lungo della sua ex squadra in un’intervista rilasciata ad Andrea Longoni per il canale YouTube Milan Hello.
Il croato, ora opinionista per SkySport in UEFA Champions League, ha parlato del suo ritorno da dirigente nel club dove ha giocato tanto tempo e della coppia con Maldini.
📌 È online la prima parte dell'intervista: Boban sul #milan di ieri, di oggi e di domani👇https://t.co/vKTHWSLrBD pic.twitter.com/xSnBCEbfTo
— Andrea Longoni (@AndreaLongoni5) May 12, 2025
Queste le dichiarazioni di Zvonimir Boban
Boban: “Come avviene il ritorno al Milan?”
“Paolo mi chiama quando Leonardo va via e io lascio la FIFA. Ero felice ovviamente di tornare in una società che amo. Non sono nato milanista, ma lo sono diventato. Il Milan ha una classe diversa, e non lo dico perché ci ho giocato. La squadra andava cambiata tutta, e infatti prendemmo 13 giocatori. Avevo tanta convinzione di poter dare insieme a Paolo un senso tecnico al Milan e di scegliere i giocatori giusti. Non ci siamo completati d’estate, perché come dissi i bimbi non crescono da soli, anche se questo fece inc****are la società. Poi prendiamo Ibrahimovic e Kjaer per dare esperienza. E senza di loro non sarebbe mai arrivato poi nulla, poi anche Pioli ha inculcato una certa identità. Dopo due mesi sono andato via per i motivi che tutti sanno”.“Com’era il lavoro con Maldini?”
”Con Paolo lavoravamo sempre insieme, anche se eravamo in disaccordo delle volte, ma c’era troppo amore tra di noi. Lui vedeva più i difensori, io capivo di più magari i centrocampisti, ma non c’è mai stato un giocatore preso senza che fossimo d’accordo. Con Saelemaekers fu strano, perché era chiuso a 6 ma pagato 8. Non voglio essere inelegante, ma con Furlani ho fatto cose molto strane, perché lui doveva anche provare a convincere Singer di lasciarci una parte dei soldi delle cessioni Suso e Piatek”.Il retroscena di Boban: “Quando ti sei accorto che qualcosa non andava?”
“Io mi sono accorto subito che ci fosse qualcosa che non andava. Già quando mi hanno raccontato l’idea folle che conoscevo… Praticamente dovevamo lottare contro la nostra proprietà per il bene del Milan. Paolo mi sprona e così è iniziata la lotta. Non è che non sapessi che certe culture, o non culture, sarebbero state un problema per noi nel nostro lavoro. L’ho accettato nonostante sia finito presto ma rifarei tutto come ho fatto, perché comunque ci ho pensato tanto. Ad agosto mi avevano tolto potere di firma… Mettevano paletti assurdi. Ho firmato 3 anni nonostante volessero 5: ripulire il primo, dare stabilità il secondo e competere il terzo. Ci vogliono anni minimo: loro dopo 3 mesi ci hanno quasi delegittimato con un’imboscata. Non sono gente di calcio, non capiscono”.© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti
Tutti
Leggi altri commenti