Luka Modric dal campo profughi al Pallone d'oro: con umiltà e amore
Luka Modric eccola qua, a Milanello, parte così Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. E il fuoriclasse croato: "La vita ti sorprende sempre . Succedono cose che non avresti mai creduto possibili. Ero convinto di chiudere la carriera nel Real Madrid, invece...Questo però l'ho sempre pensato: se avessi mai avuto un'altra squadra, sarebbe stata il Milan. Sono qui per vincere".
Luka Modric
Luka Modric, lo scudetto è possibile?
"Al Milan si deve giocare sempre per vincere, solo per vincere". Già quest'anno? "È possibile. Ma è lunga. Nel calcio devi pensare partita per partita. Se cominci a programmare a distanza di mesi, ti perdi". Qual è il segreto della longevità sportiva ? Come si fa a giocare al livello di Modric a quarant'anni ? "L'amore. Amare il calcio, pensare calcio, vivere per il calcio. Il calcio, con la famiglia, è la cosa più importante che ho. Il segreto è la passione. La dieta, l'allenamento sono cose secondarie. Per restare in alto a lungo serve il cuore. Io agli allenamenti sono felice come quando giocavo da bambino" .Iscriviti al canale WhatsApp di Milanisti Channel per leggere in anteprima tutte le notizie sul Milan. Entra a far parte di una famiglia rossonera
La storia di vita e di famiglia di Modric "Non è stata una storia facile, ma i miei genitori Stipe e Radojka mi hanno dato valori importanti: rispettare tutti, restare umile. Papà operaio, mamma sarta. L'umiltà aiuta, in campo come nella vita. Anche mio zio Zeljko è stato fondamentale per me. Lui e papà sono gemelli omozigoti, sono cresciuti in simbiosi, si sentono dieci volte al giorno e siccome lo zio non ha figli abbiamo un legame speciale". Suo nonno fu assassinato dai cetnici serbi. "Non amo parlare di questo, è una ferita terribile. Era il dicembre del 1991, avevo sei anni. Una sera il nonno non tornò a casa. Andarono a cercarlo. Gli avevano sparato in un prato ai margini della strada. Aveva sessantasei anni . Non aveva fatto nulla di male a nessuno. Ricordo il funerale. Papà che mi porta davanti alla bara e mi dice: "Figlio mio , dà un bacio al nonno". Ancora oggi mi chiedo: come si fa a uccidere un uomo buono, un uomo giusto? Perché ?". Perché lo uccisero ? "Perché era la guerra. Mio padre partì volontario. Noi dovemmo lasciare tutto, da un giorno all'altro. Amici, affetti, cose. Ci rifugiammo prima a Makarska, nel campo profughi dell'orfanotrofio. Poi a Zara".
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