Olivier Giroud torna a parlare di Milan e lo fa ai microfoni dell'Equipe: i retroscena sul suo trasferimento a Milano.

Olivier Giroud torna a parlare di Milan e lo fa ai microfoni dell'Equipe. L'ex numero nove rossonero ha raccontato alcuni retroscena riguardo il suo trasferimento a Milano e di come il Milan sia sempre stato il club dei suoi sogni.

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Giroud e il suo Milan: Olivier racconta tutto della sua esperienza in rossonero

Sul trasferimento in rossonero

Giroud: "Qualche anno fa ho avuto delle possibilità con il Marsiglia e il Lione. Olivier Létang aveva provato a portarmi al Rennes, ma dopo aver lasciato il Chelsea è arrivata la chiamata del Milan, e a quel punto un ritorno in Francia non era più nei miei piani".

Il francese non ha intenzione di smettere

Giroud: "Sento di avere ancora le qualità per essere utile alla squadra. Ho ancora quella fame, quella determinazione. Ne avevo parlato anche con Zlatan quando eravamo al Milan: mi diceva che, se ti manca questa motivazione, anche se il fisico regge, non ha senso continuare. E io questa motivazione ce l’ho. Inoltre, desidero trasmettere e restituire al calcio tutto ciò che mi ha dato".

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AC Milan v US Salernitana - Serie A TIM
MILAN, ITALY - MAY 25: Olivier Giroud of AC Milan lifts up a framed signed shirt after the Serie A TIM match between AC Milan and US Salernitana at Stadio Giuseppe Meazza on May 25, 2024 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Giroud su Ibrahimovic al Milan: "Siamo diversi"

Giroud ha proseguito così la sua intervista all'Equipe, rivendicando la sua passione per i colori rossoneri: "Di recente ho ritrovato una foto di me da bambino nella mia stanza, con il poster del Milan attaccato al muro. Era destino! Mi considero fortunato ad aver avuto l’opportunità di essere protagonista nelle squadre che sostenevo da piccolo, di competere per vincere trofei. Ed è esattamente ciò che voglio fare anche qui, con il Lille".

E sempre su Zlatan

Giroud: "Sono una persona come tante altre, non ho l’ego di tanti giocatori. Prendiamo Zlatan come esempio: abbiamo personalità completamente diverse. Quando lui entrava nello spogliatoio o in campo, tutti dovevano essere al suo livello e fare sempre la giocata perfetta, altrimenti... Io invece ho cercato fin da subito di mettere tutti a loro agio".

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